Pino Loricato

Pino Loricato

Il pino Loricato (Pinus Leucodermis) simbolo del Parco, deve il proprio nome alla corteccia delle piante adulte che si presenta a placche di forma esagonale o trapezoidale simile alla corazza dei primi guerrieri romani che si chiamava appunto “lorica”. Relitto botamico delle ultime glaciazioni il Pino Loricato è una pianta longeva di notevoli dimenzioni che vive su suoli e rocce calcaree o calcareo dolomitiche. Protagonista incontrastato domina le alte creste rocciose fin oltre i 2000 metri di quota. Gli esemplari più maestosi disegnano scenari di incomparabile bellezza nel cosiddetto “Giardino degli Dei” sulla Serra di Crispo.

Bosco Magnano

Bosco Magnano

Bosco Magnano è un’immensa foresta di cerri e faggi posta ad una quota altimetrica tra i 650 e gli 850 metri. Altre specie arboree che lo caratterizzano sono il carpino, varie specie di aceri, roverelle oltre ad una lussureggiante vegetazione ripariale. Rifugio ideale di numerose specie animali, soprattutto uccelli tra i quali il picchio nero. Il bosco è solcato dal torrente Peschiera. L’ambiente attorno al Peschiera è molto suggestivo, le sue acque limpidissime ospitano ancora oggi la lontra. Tracce inconfondibili ne determinano la presenza. Numerosi sentieri offrono la possibilità di passeggiate indimenticabili in un ambiente fiabesco.

Cascata Torrente Peschiera

Torrente Peschiera

La riserva naturale di Bosco Magnano, viene attraversata dal Torrente Peschiera. Il torrente dopo che scorre per chilometri, confluisce all’interno del Fiume Frido che scende verso valle. Nelle sue acque limpide e cristalline oltre a viverci trote e salamandre, abbiamo la presenza di un animale ormai molto raro e che vive solo in acque purissime: la lontra.

Massiccio del Pollino

Massiccio del Pollino

Il Parco nazionale del Pollino, condiviso dalle province di Potenza, Matera e Cosenza, con i suoi 192 565 ettari, di cui 88 650 nel versante della Basilicata e 103 915 in quello della Calabria, è il parco naturale più grande d’Italia. l territorio del Parco comprende in tutto 56 comuni, 32 nella Calabria (provincia di Cosenza) e 24 nella Basilicata (22 nella provincia di Potenza e 2 nella provincia di Matera). Flora: tra le tantissime altre specie arboree presenti nel Parco vi sono l’abete bianco, il faggio, tutti e sette i tipi di aceri di cui l’acero di Lobelius, il pino nero, il tasso diverse specie di querce, castagni, ed alle quote più elevate e sui pendii più ripidi è presente il Pino loricato. Fauna: Anche la fauna è varia, e comprende specie ormai estinte in altre zone montuose. Sono presenti l’aquila reale, il picchio nero, il gracchio corallino, il lanario, il capovaccaio, il nibbio reale, il gufo reale, il gufo comune, il corvo imperiale, il falco pellegrino, il driomio, il lupo appenninico, il gatto selvatico, il capriolo autoctono di Orsomarso e la lontra. Di recente sono stati reintrodotti il cervo e il grifone. Da ricordare le vette principali del Massiccio: Serra Dolcedorme (2267 m), Monte Pollino (2248 m), Serra del Prete (2181 m), Serra delle Ciavole (2127 m), Serra di Crispo (2053 m).

Abbazia di Sagittario

Abbazia di Sagittario

La fondazione del monastero risale al 1202, secondo una leggenda in quel luogo fu ritrovata, da un cacciatore, una statua della Madonna. Il suo primo abate fu Palombo, il suo successore, Guglielmo e dipendeva in origine dall’Abbazia di Casamari. L’abbazia, voluta dai conti di Chiaromonte, svolse un ruolo autonomo e fondamentale in virtù dei poteri feudali e dei vasti domini di cui dispose. Nei primi anni del Trecento visse qui il beato Giovanni da Caramola, dove vi perì il 26 agosto 1339. Le sue spoglie furono conservate nell’abbazia in un sarcofago ligneo. L’abbazia è dedicata alla vergine Maria, la statua lignea venerata risale al XIV secolo e raffigura la Madonna col Bambino ed è attualmente conservata nella pinacoteca provinciale di Bari[1]. Nel 1807 cominciò a decadere nella struttura architettonica, difatti l’anno successivo, nel 1808, il sarcofago ligneo che custodisce le spoglie del beato Giovanni venne spostato nella chiesa madre San Giovanni Battista di Chiaromonte, mentre l’altare di stile barocco nella chiesa di San Tommaso, dove giace tuttora.

Santuario Madonna del Pollino

Santuario della Madonna del Pollino

Il Santuario sorge sulle pendici settentrionali del massiccio del Pollino, a 1537m s.l.m. La chiesa è a stile romanico, ha tre navate con artistica volta di legno adornata da un pregevole rosone. La statua, di stile bizantino, è lignea: la Vergine sul braccio sinistro tiene il Bambin Gesù, che a sua volta sostiene il mondo. Inoltre si ha la grotta formata da grossi blocchi di roccia ,dove secondo la tradizione è stata ritrovata la statua,ancora oggi è al centro della pietà popolare. Tradizione e storia del Santuario: Secondo la tradizione popolare la storia del Santuario comincia tra il 1725 e il 1730 con un’ apparizione della SS. Vergine ad un pastore che, nella montagna di Pollino, conduceva al pascolo il suo gregge. Vivamente impressionato della visione avuta, il pastore la divulgò rapidamente: e, di bocca in bocca, quell’ insolito avvenimento fu appreso in tutti i paesi circostanti al monte. Forse non a caso,in San Severino Lucano, una donna di nome Rosa Maria, spinta dal suo forte sentimento religioso, cercò risolutamente la compagnia di sua cognata Vittoria, vedova convivente in casa sua, per andare al monte. Una mattina, infatti presero entrambe a percorrere l’ aspra e faticosa via che conduce al Pollino, col cuore trepidante, recitando preghiere,e preparandosi con spirito a pregustare le dolcezze di una visione sovrana: quella della SS.Vergine! Narra la tradizione che la Rosa Maria aveva lasciato in casa il marito Antonio Perrone affetto da lunga e inguaribile malattia, e il figliuolo immerso ancora nel sonno di nome Michelangelo, che poi fu prete. Giunte sulla montagna, le due donne si aggirarono per lungo tempo sul luogo dove,dalle indicazioni ricevute, presumibilmente la SS.Vergine era stata vista dal fortunato pastore. Dopo aver tanto camminato, esse sentivano gran sete e non potevano in nessun modo dissetarsi per mancanza d’ acqua. Con preghiera fervorosissima si rivolsero alla SS.Vergine affinché,se indegne di vederla a faccia a faccia, almeno ne ricevessero la grazia di poter trovare un po’ d’ acqua per estinguere l’ arsura. A breve distanza da loro, improvvisamente videro sgorgare uno zampillo d’ acqua da una grossa pietra conformata a conca. Accanto a questa pietra apportatrice di acqua limpida e fresca, di cui si dissetarono, videro l’ apertura di una grotta, nella quale si sentirono misteriosamente attirate e vi entrarono. La grotta, piccola, formata da grossi blocchi di roccia, è accessibile e visitata in occasione della festa, da migliaia di fedeli. Le due donne, allora, appena penetrate nell’ interno della grotta si accorsero che in un canto di essa era ammucchiato del pietrame minuto con misto a terriccio in modo da far sospettare che sotto dovesse essere stata nascosta qualche cosa. Ed osservando meglio in un lato del mucchio corroso dal gelo e dall’ umidità videro lo spigolo di una cassa.Cominciarono a provare una straordinaria ansietà di spirito, accompagnata da sgomento. Con le mani tremanti, servendosi di verghette di legno raccolte nelle adiacenze, non senza predisposizione degli Eterni Voleri, potettero esumare ed aprire la cassa già ammuffita e logora, con i chiodi arrugginiti e strozzati.Ed oh meraviglia! In un grosso panno di lana era avvolta una piccola Statua della SS. Vergine col Bambino, quasi intatta, ma alquanto scolorita e sciupata nei lineamenti. Sicuramente la preziosa Cassa era stata nascosta a causa delle persecuzioni dovute alla malvagità del governo che proibiva il culto delle immagini sacre. Ed ecco spiegata la ragione del ritrovamento di quella cassa , per cui le due donne , col cuore ricolmo di gioia , ritornarono alla propria casa ove trovarono Antonio miracolosamente e nel pieno primitivo vigore delle sue forze, in compagnia del piccolo Michelangelo quiete e tranquillo. Antonio restò sorpreso ed ammirato dell’ impresa della moglie Rosa Maria e della sorella Vittoria. Al loro racconto commovente s’ inginocchiò in mezzo alla casa e fece voto che, condotto al più presto da esse sul luogo del ritrovamento della Statua,avrebbe fatto colà costruire una Cappella, dopo la raccolta del danaro occorrente, questuando per tutti i paesi circonvicini al monte, sia della Basilicata che della Calabria. Così sorse,in piccola costruzione, il Santuario.

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